Per molte persone il nome di Paolo Di Nella può non significare nulla.
Chi ha vissuto i terribili anni ’70 e i successivi anni, forse, avrà
presente qualcosa…
Paolo Di Nella: il nostro esempio!
Per molte persone il nome di Paolo Di Nella può non significare nulla.
Chi ha vissuto i terribili anni ’70 e i successivi anni, forse, avrà
presente qualcosa…
Ricorderà quel ragazzo di 20 anni, militante del Fronte della Gioventù,
che morì, dopo 7 giorni di agonia, a seguito di una vile aggressione
di alcuni attivisti comunisti. Paolo fu aggredito la notte del 2 Febbraio 1983
mentre, insieme ad un’amica, stava affiggendo dei manifesti che rivendicavano
la destinazione di Villa Chigi, lasciata in stato d’abbandono, a verde pubblico!
Una delle prime battaglie ambientaliste della destra condotta per i cittadini
del suo quartiere!!
I suoi aggressori lo colpirono alla testa con un bastone o una pietra, prendendolo
alle spalle, e poi scapparono via.
La notte stessa Paolo entrò in coma e ci rimase fino al 9 Febbraio giorno
in cui spirò.
La figura di Paolo e’ sempre stata seguita da noi giovani come un esempio
di volontà, di forza, di avanguardia. Paolo non era uno di quei “fascisti”
che tanto amava disegnare la sinistra. Era un militante umile, intelligente,
semplice. Sempre pronto a portare il suo aiuto a chi ne avesse bisogno, un ragazzo
che spendeva la sua anima al servizio della comunità cittadina.. Paolo
fu il primo a portare all’interno del Fronte della Gioventù, che nei
primi anni ’80 stava subendo inesorabilmente gli effetti della stagione del
riflusso, termini come associazionismo, metapolitca, cultura, comunità.
Paolo intuì la necessità di superare le vecchie logiche politiche
e creare nuove strutture che potessero agire parallelamente alla politica ma
sempre nell’interesse della collettività.
Significative sono le sue parole :”Centri, strutture in cui la cultura
non sia impostata e venduta dall’alto di un palco, del video di un televisore,dallo
schermo di un cinema, ma possa e debba essere autentica creazione popolare.
Perché non si fa cultura sono con il libro famoso, con la compagnia teatrale
celebre, con il grande film; la si fa soprattutto con la creazione cosciente
del popolo, con il suo riunirsi, con il suo essere comunità.”.
Ed ancora:”Noi purtroppo non siamo ancora un’élite, perché
se lo fossimo sapremmo certamente guidare il nostro popolo sulla via nuova.
Per ora siamo soltanto delle persone che cercano di essere uomini, uomini e
donne che vivono uno stile di vita autentico; ma per essere degli uomini nuovi
non basta credere in determinati valori, è necessario viverli e temprarli
nell’agire, quotidianamente: questa è in parte l’importanza di fare politica.
Rivoluzione non è qualcosa di astratto, che sa di miracolo : è
qualcosa che si costruisce giorno per giorno, pezzo per pezzo, sbagliando e
riprovando, anche col sacrificio personale, anche riuscendo a superare tanti
problemi contingenti che si presentano e che spesso, anche se sembrano tanto
grandi ed insormontabili, se solo li si prova a guardare con un’ottica diversa,
risultano delle inezie.”
