La patata bollente di Tormarancia

Articolo di giornale che risale a quando a sinistra volevano tutti (eccetto Rifondazone e Comunisti Italiani )che si costruisse sul parco

Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani pronti a chiedere l’intervento dell’Unione europea sulla valutazione d’impatto ambientale della mega cementificazione.


ROMA-L’Europa potrebbe salvare il parco di Tormarancia. Se lo augurano a diverso titolo i gruppi consigliari alla regione Lazio dei Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani. L’applicazione delle procedure comunitarie sulla Valutazione d’impatto ambientale (Via) per l’area di Tormarancia, che prevedono una commissione d’inchiesta pubblica e la messa all’ordine del giorno in assemblea della questione, potrebbe far ridiscutere quanto approvato in Campidoglio, quasi due anni fa, con il piano delle certezze prima e con quello regolatore poi.
La richiesta dei tre partiti dell’opposizione alla Pisana si distingue però da quanto chiede Alleanza nazionale sullo stesso argomento. An, che in Regione è maggioranza, è contraria da sempre ai quei quasi due milioni di metri cubi di cemento che dovrebbero andare a creare il nuovo polo edilizio. Fabio Rampelli, capogruppo di An in Regione, dice chiaro: “Fin dall’inizio abbiamo tenuto una posizione coerente, qualcun altro no. Se la questione è ancora in questi termini, con un ufficio tecnico che deve fare la valutazione d’impatto ambientale, è perché la giunta Badaloni, con Hermanin assessore all’ambiente, ha voluto così. Prima ai Verdi non gli importava niente di quello che diceva Strasburgo, dove An ha fatto tre interrogazioni parlamentari sulla vicenda. Adesso pretendono che il centrodestra, alla guida della Regione, gestisca la patata bollente che Rutelli, sindaco verde, ha creato”.
Angelo Bonelli, capogruppo dei Verdi, ricorda che è stato proprio l’assessore all’ambiente della giunta Storace, Marco Verzaschi, a non applicare le norme sulla Via, che prevedono una commissione d’inchiesta pubblica formata da esperti esterni e da autorità di fama. “L’assessore non solo non ha risposto – dice Bonelli – ma non ha nemmeno nominato la commissione. Inoltre non è stata considerata la cosiddetta ‘opzione zero’, visto l’enorme impatto ambientale che la lottizzazione ha sull’assetto urbanistico di quel quadrante. Su Tormarancia la giunta Storace fa orecchie da mercante”. Ribatte Rampelli: “L’opzione zero non la può fare la Regione su una delibera comunale. Al massimo si possono ridurre le cubature, stando attenti però agli eventuali ricorsi al Tar di chi ha pagato quei terreni non al metro quadrato ma al metro cubo, proprio perché edificabili”.
Intanto Italia Nostra fa sapere che se la procedura per il Via resterà invariata, chiederà l’intervento dello Stato. A aggiungere un carico da undici su tutta la questione è Giuseppe Gisotti,  presidente della Società di geologia ambientale, che ha evidenziato come nell’area sia presente una rete di cavità sotterranee che costituirebbe un serio motivo di pericolo per i fabbricati.
La patata Tormarancia rimane dunque nelle mani di Storace. Il presidente può congelarla sperando che le prossime elezioni capitoline portino a un cambio di maggioranza al Comune la storia fino al cambio della giunta in Campidoglio. Oppure può proporre un allargamento del parco dell’Appia antica, che sicuramente metterebbe in difficoltà il candidato premier Rutelli (un ex verde che passa da cementificatore), ma dall’altra rischierebbe di spaccare la stessa maggioranza di centrodestra in Regione.


Articolo si Simone Navarra
tratto da Il Nuovo del 31/10/2000
http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,6234,00.html

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